Hotel: quanto conta oggi essere legati a un brand?

Un tempo il viaggiatore voleva essere sicuro di soggiornare in hotel senza “sorprese”. Per cui sceglieva hotel di catena, con marchi che potessero garantire qualità e servizio. Oggi è ancora così? Scopriamolo insieme.

Quanto è utile essere legati ad un brand, oggi?

Il mercato ci mostra in modo chiaro e inequivocabile che il cliente – o viaggista – è divenuto consapevole dei suoi gusti e delle sue necessità, abbracciando totalmente il desiderio di esperienza.

Un tempo quest’ultima era fornita per gran parte dal nome di una struttura rinomata o di una catena, portatrice di fiducia e di un certo grado di sicurezza nel momento in cui si poggiavano le valigie a terra dinanzi alla hall.

Ma leggendo bene ripenso alla situazione quasi vintage e anacronistica nella mia memoria, molto anni ’90.

Oggi questa ricerca è deputata alla capacità sempre più articolata di reperire informazioni con grande dimestichezza in esperienze tailor-made, grazie a internet, forum, video su youtube e chi più ne ha più ne metta.

Possiamo avere il viaggista desideroso di provare alberghi di grandissima qualità, ritagliarsi le esperienze che più desidera con pochi click e godere di un soggiorno tendenzialmente privo di “rischi” grazie alle recensioni che è possibile trovare online.

Non è forse obsoleta la presenza di catene, in questo scenario?

Mi piace inoltre pensare alla parola sopracitata.

Richiama alla mente (anche dei meno fantasiosi) una costrizione, degli obblighi, una schiavitù che va a creare una sorta di pericoloso ossimoro con il concetto di mercato, che basa gran parte del suo appeal nella libertà, non anarchica ovviamente.

Parlando anche per esperienza personale, essere legati a una catena comporta delle scelte economiche e gestionali fin troppo legate alle politiche economiche del brand con il quale si è stretto un accordo, rischiando una scarsa flessibilità e a volte imposizioni assolutamente non coerenti con le proprie necessità.

Se un tempo era certezza di risultato, oggi forse non è più così.

Non più di qualche mese fa, ci è stata offerta (su un piatto d’argento) l’opportunità di poter dimostrare che il brand di catena non è indiscutibilmente sinonimo di certezza del successo.

Ci siamo misurati in questa esperienza in più parti del mondo (dove le catene abbondano) ma per comodità vi riporto un solo dato, abbastanza significativo di ciò che abbiamo registrato nella capitale ungherese con una struttura di grandi dimensioni.

Riporto solamente alcuni risultati a Budapest, che possono dare modo di studiare i movimenti:

OCCUPAZIONE RMC RevPar
2019 83% 84,67 70,44
2018 82% 76,09 62,67

 

I numeri del 2018 sono storicizzati ovviamente, e paragonati con quelli previsionali del 2019 ci mettono in condizioni di tirare un bel sospiro di sollievo.

Cosa vuol dire tutto questo? Non che noi siamo bravi (non siamo noi a doverlo dire, perchè sono sempre i numeri che parlano per noi), più semplicemente: si può lavorare anche senza essere legati alle grandi catene alberghiere, basta avere chiari gli obiettivi da raggiungere…e perseguirli.

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