Il turismo spaziale

Sarà davvero possibile andare a zonzo per lo spazio a scopo ricreativo? E come potrebbe cambiare il modo di fare vacanza dei turisti di tutto il mondo? Risolta la questione del mezzo per arrivarci, dove dormirà il turista spaziale? Ecco un’analisi di quello che potrebbe accadere.

Miei cari ascoltatori, a stare a sentire certi cervelli limitati (mai aggettivo è stato più adatto), l’umanità sarebbe rinchiusa in un cerchio di Popilio che mai essa riuscirebbe a superare, essendo condannata a vegetare su questo globo senza alcuna speranza di slanciarsi un giorno negli spazi planetari! Sciocchezze! Si andrà sulla Luna e poi sui pianeti e sulle stelle come oggi si va da Liverpool a New York, facilmente, rapidamente, sicuramente, e l’oceano atmosferico sarà tra breve attraversato come gli oceani terrestri. La distanza non è che una parola relativa, e finirà per essere ridotta a zero.
                                                                                                                   Jules Verne

Era il 1865 quando Jules Verne, scrittore e sognatore, scriveva queste parole nel suo romanzo Dalla Terra alla Luna. Più che dettate dalla sua immaginazione però, ormai col senno di poi, pregne di una convinzione che ai suoi coevi sarà apparsa come ingenua follia.

Il genio francese affrontava il futuro colmo di speranza, gli orizzonti sconfinati delle scoperte scientifiche non potevano che lasciar presagire una vita, un mondo migliore.

Poco più di un secolo dopo, l’Apollo 11 fu spedito con successo oltre la sfera terrestre. Neil Armstrong fu il primo uomo a posare un piede sulla Luna.

All’epoca però il mondo era un’enorme scacchiera frastagliata, creatasi alla fine delle due guerre mondiali, in cui due superpotenze si sfidavano al testosteronico gioco di chi è il migliore.

Gli Stati Uniti ci arrivarono materialmente per primi, battendo sul tempo l’agguerrita concorrenza Sovietica.

A costo di sforzi finanziari immani, gravati tutti sulle spalle dei contribuenti.

Quest’ultimi (o quasi tutti) entusiasti di aver collaborato a fare la storia dell’umanità.

Superfluo in questa sede lasciarsi trasportare dal fascino della storia.

C’è chi l’ha fatto in modo più esaustivo e appassionato di quanto potremmo mai farlo noi.

Comprese teorie complottiste secondo cui, in realtà, nulla è davvero mai accaduto.

E Stanley Kubrick avrebbe filmato tutto, sapientemente, in un teatro di posa.

L’Universo rimane perlopiù un mistero. Tuttavia, da quel 20 Luglio 1969, siamo andati decisamente oltre.

Dalla Luna a Marte

Non solo la Luna è stata esplorata ma, grazie a satelliti e strumenti tecnologici sempre più all’avanguardia, ci siamo spinti fino a Marte.

Non c’è più la guerra fredda, non dichiaratamente quanto meno. Anzi c’è estrema collaborazione fra le grandi nazioni di questo mondo.

Allora l’attenzione si sposta anche su piani differenti. La ricerca scientifica rimane in primo piano, certo.

Ma se davvero anche noi civili potessimo spingerci fin lassù? La nostra amata Terra è messa a serio repentaglio dai suoi stessi abitanti.

Ma, incastonata nella lungimiranza di chi pensa già al prossimo pianeta da colonizzare (e forse deturpare), c’è chi vuole ancora godersi il tempo a sua disposizione.

Sarà davvero possibile andare a zonzo per lo spazio a scopo ricreativo?

Le notizie relative al turismo spaziale si rincorrono già da qualche anno.

Pioniere, in questo senso, potrebbe essere l’imprenditore giapponese Yusaku Maezawa. Dovrebbe essere proprio lui, nel 2023, il primo viaggista a orbitare attorno alla Luna, per una cifra spropositata che non è stata ufficializzata.

Di certo per non scoraggiare l’ambizione collettiva.

Elon Musk, fondatore dell’azienda aerospaziale californiana SpaceX, si farà carico di questa responsabilità.

Ma non ha intenzione di limitare al ricco magnate nipponico la questione.

Ha infatti annunciato che, già a partire dallo stesso 2023, potranno essere spediti altri turisti nello spazio.

Non più fantascienza quindi, né tantomeno il progetto di un folle. Soprattutto perché Musk pare non essere il solo ad avere certe mire.

Jeff Bezos, patron di Amazon, ha ben più che in cantiere il progetto spaziale Blue Origin.

Oltre ai desideri più materiali di sfruttamento delle risorse di altri pianeti o satelliti, c’è anche in qui la volontà di trasformare in svago l’esperienza spaziale.

E poi ancora la Virgin Galactic di Richard Benson, società persino quotata in borsa, che ha già una lunga lista d’attesa di oltre 650 passeggeri. Per un esborso di 250mila dollari a persona.

Ma anche noi italiani siamo pronti su questo versante.

La TIM ha pubblicizzato, durante l’ultima edizione del festival di Sanremo, la campagna Oltre i Confini – Viaggia nello Spazio. Un concorso che garantirà al vincitore un posto in prima fila con vista Galassia.

Il turismo spaziale non è più uno scherzo insomma.

E i trasporti, dunque, paiono sistemati. Cifre astronomiche davvero, se si consente il gioco di parole, al cospetto delle quali i traghetti di agosto per la Sardegna sembreranno a buon mercato.

Ma quanto costerà davvero?

La missione Apollo 11, basandosi su dati ufficiali dell’epoca, sarebbe costata intorno ai 20 miliardi di dollari.

Difficile stimare a quanto potrebbe ammontare la stessa cifra ai giorni d’oggi. Forse dieci volte tanto.

Non considerando però che gli strumenti e i materiali sono decisamente cambiati.

Si sa ancora troppo poco e la commercializzazione è al momento estremamente riservata.

Dove dormiranno i turisti spaziali?

E una volta risolto il problema del mezzo, dove si dormirà?

In questo senso l’apertura più significativa l’ha manifestata la NASA. Mettendo a disposizione la sua stazione spaziale.

Una notte costerà 35mila dollari. E di sicuro sarà un trattamento all inclusive, il pranzo al sacco non sarà consentito.

Chissà che Trump, durante un suo messaggio alla nazione, non si lamenterà di chi si abbuffa a colazione, gravando eccessivamente sul food cost dell’azienda.

Torneranno dunque in auge i pacchetti modello tour operator, difficile ci si possa affidare al fai-da-te o che Booking.com possa chiedere il 18% di commissione al governo degli Stati Uniti.

Una manna per la vecchia scuola, insomma, grazie a non rimborsabili e soggiorni minimi (per raggiungere la Luna ci vogliono circa tre giorni).

In un mercato del genere, così sottilmente legato alla difficoltà logistica di realizzazione, non vale neanche troppo la pena sperticarsi in calcoli su costi fissi e variabili.

Possiamo solo immaginare che entrambi siano altissimi. E la sensibilità al prezzo da parte del potenziale acquirente sarà pressoché nulla.

Cliente che, per altro, dovrà avere determinate caratteristiche fisiche, oltre che un elevato conto in banca.

Per affrontare una missione simile è necessario essere in perfetta forma. Senza considerare un discreto sprezzo per il pericolo.

Questo però è l’immaginario di un futuro ancora in divenire.

Ciò che rende tutto più interessante è l’insieme dei fattori che portano al concretizzarsi di queste possibilità.

Fra la megalomania dei privati e le necessità governative, un rischio imprenditoriale deve in ogni caso scontrarsi con l’equazione costi/ricavi.

Potrà essere il semplice cittadino la soluzione? Forse parte di essa.

Se in una spedizione si mischieranno professionisti e civili, questi ultimi potrebbero essere parte del carburante economico utile a finanziare ogni tipo di progetto.

O magari organizzeranno dei megashuttle contenenti un numero di persone sufficienti a spartirsi il costo senza rischiare il salasso.

Parafrasando Verne, siamo cervelli ancora troppo limitati per intuire cosa sarà del futuro.

Con i prossimi saldi, magari, meglio comprarsi anche una tuta spaziale. Non si sa mai.

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