Risultati hotel Italia (ed Europa) da Marzo a Settembre 2020

Eccoci col nostro consueto appuntamento mensile per analizzare a consuntivo i risultati di Settembre delle città e delle destinazioni stagionali di mare e montagna. Inoltre in questa puntata faremo un primo bilancio complessivo di questi mesi di Covid-19 dal lockdown in poi.

Questa volta vogliamo iniziare la nostra analisi con le città, e in particolare con Roma, Firenze, Milano, Napoli, Torino, che sono tra le città d’arte italiane più rappresentative a livello internazionale.

Come abbiamo detto in precedenti articoli le città sono state l’unico tipo di destinazione che ha davvero sofferto la crisi.

E in particolare le città menzionate sopra, che sono accomunate dal fatto di avere una doppia vocazione business e leisure e di dipendere in gran parte da clientela internazionale e dall’afflusso di domanda generato da eventi e congressi.

Abbiamo deciso di aggregare i dati di queste città in quanto quest’anno di covid (con la mancanza di grossi eventi e clientela internazionale non europea) ha sostanzialmente allineato queste città sui vari parametri (occupazione, prezzo medio di vendita, revpar).

Abbiamo inoltre deciso di analizzare l’evoluzione dei risultati di queste città da marzo (mese del lockdown nazionale) a settembre, confrontando i dati (occupazione e revpar) con lo stesso periodo dell’anno scorso per dare un’idea di come si stanno muovendo le città in questo periodo storico senza precedenti.

Il campione esaminato riguarda hotel 3 e 4 stelle (capacità media 30 camere, in linea con la dimensione media degli alberghi italiani secondo Federalberghi), collocati in posizioni centrali all’interno di queste città, con una buona brand reputation (sopra l’8 su Booking.com), che utilizzano i nostri servizi di revenue management e il nostro software Revolution Plus e che sono rimasti sempre aperti durante questi mesi di pandemia: non ha, dunque, la  pretesa di rappresentare l’intero mercato alberghiero di queste città, ma semplicemente dare un’idea delle performance in questi mesi di Covid-19 di alberghi con determinate caratteristiche (descritte sopra) nelle città d’arte.

Come si evince dal grafico all’inizio di questo articolo, le città stanno ancora indietro rispetto ai risultati del 2019, tuttavia riteniamo che questi dati vadano non solo letti ma anche interpretati e argomentati.

E riteniamo che siano comunque risultati positivi per tre ragioni.

  • Come abbiamo detto più volte in precedenti articoli, considerando che il break even (banalmente il pareggio tra costi e ricavi) si raggiunge statisticamente in un range di occupazione tra il 30% e il 60%, analizzando questi risultati possiamo tranquillamente dire che gli hotel di città, da luglio in poi, hanno ripreso ad essere in positivo nel bilancio mensile tra costi e ricavi. In termini tecnici hanno registrato un goppar (gross operating profit per available room o utile operativo lordo per camera disponibile) positivo. E questa è la cosa più importante. Nonostante il virus, nonostante le restrizioni ai viaggi, nonostante la mancanza di grossi eventi, nonostante le decisioni scellerate dei politici e dei governi. Nonostante tutto.
  • Per quanto il confronto col 2019 possa sembrare ancora impietoso, va detto che la crescita delle città mese dopo mese è stata comunque costante. Lenta ma costante. E il gap col 2019 mensilmente si riduce sempre di più. Un conto è l’8% di Aprile, un conto è il 72% di settembre. E in termini di decrementi rispetto all’anno scorso, un conto è il -95% di Aprile (il punto più basso mai raggiunto), un conto è il -45% raggiunto in media da Luglio a Settembre. E’ un chiaro segno che la domanda per le città ha ripreso gradualmente a crescere.
  • I risultati di settembre, finora i migliori mai raggiunti dalle città dal lockdown in poi, assumono un valore doppio. Se i risultati di luglio e agosto erano stati fondamentalmente positivi ma condizionati anche da un’offerta e concorrenza minore (almeno il 30% degli hotel era ancora chiuso), a settembre abbiamo assistito ad un miglioramento delle performance rispetto ai mesi precedenti nonostante un aumento della concorrenza (con un 10-15% di hotel che ha deciso di riaprire proprio a settembre). Questo significa che l’aumento dell’offerta è stato comunque in parte assorbito da un aumento della domanda. E questo è comunque un segnale positivo.

Chiaramente i dati positivi di settembre sono spiegabili con una serie di ragioni.

Un graduale ritorno della clientela corporate nel midweek, un aumento della clientela europea (sia business che leisure) grazie alla libera circolazione in gran parte dell’Unione Europea (senza quarantene e altre restrizioni), la regolarità dei voli in ambito europeo, un ritorno graduale degli eventi di piccola e media dimensione (e fa piacere aver rivisto a settembre il ritorno fisico a Milano della Settimana della Moda, in formato chiaramente diverso rispetto agli altri anni, ma si tratta pur sempre di un segnale incoraggiante).

E il fatto di essere rimasti aperti, laddove possibile, durante tutti i mesi del lockdown e post-lockdown ha contribuito ad accelerare la ripresa grazie alla maggiore visibilità fornita dalle ota in base al tasso di conversione (rapporto tra visite e prenotazioni) e l’aumento di recensioni positive acquisito durante questi mesi

Certamente il futuro per le città presenta ancora delle incognite.

I prossimi mesi dovrebbero vedere, in relazione all’aumento dei contagi nel vecchio continente e alla necessaria convivenza col virus, un difficile ma sostanziale equilibrio nell’ambito della libera circolazione tra diversi paesi europei e, verosimilmente, assisteremo in alcuni paesi a misure restrittive e zone rosse temporanee e circoscritte, che potranno incidere lievemente e temporaneamente sui risultati di questa o quella città, ma con i numeri e la situazione sanitaria che abbiamo oggi (che è completamente diversa da quella di marzo e aprile, nonostante l’insopportabile terrorismo mediatico che tende a dare sempre dati parziali della pandemia senza incrociarli con altri dati fondamentali) non vedremo di nuovo lockdown totali o chiusure delle frontiere (e se li vedremo purtroppo saranno esclusivamente scelte politiche e non dettate da ragioni sanitarie, come successo per l’Ungheria) con relative conseguenze drammatiche per il settore alberghiero.

A livello dell’Unione Europea sono in ballo aspetti diplomatici ed economici legati al senso stesso dell’UE ed eventuali lockdown totali e chiusure frontiere, oltre a non aver più alcun senso scientifico e medico e provocare potenzialmente molti più danni per la salute del virus stesso e scatenare violente rivolte della popolazione, minerebbero le basi politiche ed economiche dell’Europa stessa e rappresenterebbero un danno d’immagine enorme per quei paesi che lo adotterebbero.

Quindi è più verosimile che si estendano uniformemente misure (come i test rapidi alla partenza e all’arrivo in aeroporti o porti) che tendano a conciliare l’esigenza di contenimento e controllo del virus con quella fondamentale della libera circolazione delle persone tra paesi dell’UE.

In uno scenario del genere chiaramente dovremo aspettarci una sostanziale stabilizzazione o lieve crescita degli attuali risultati (in funzione anche della riapertura di una percentuale di altri hotel a ottobre), che in ogni caso sono risultati sostenibili da un punto di vista economico.

Ed essere tornati a livelli vicini al 2019, almeno in termini di occupazione, per le città è un dato da non trascurare.

È il segnale che gli aspetti logistici (restrizioni alla circolazione e limitazione dei trasporti) incidono molto di più rispetto a quelli psicologici (paura del virus), e nel momento in cui si allentano le restrizioni alla circolazione anche internazionale (in questo caso, come già avviene, limitatamente all’Europa), la risposta del mercato è significativa.

Per tornare al prezzo medio di vendita e revpar del 2019 probabilmente se ne riparla per l’anno prossimo, quando si spera che gli effetti non tanto sanitari (ormai abbiamo capito che questa pandemia ci accompagnerà almeno altri due anni) ma soprattutto politici e mediatici del Covid saranno finalmente svaniti.

E le restrizioni verso altri paesi non europei si saranno allentate, le compagnie aeree avranno ripreso i voli a lungo raggio e saranno tornati anche i grossi eventi.

Mare e montagna 

Per quanto riguarda mare e montagna la situazione invece è decisamente più entusiasmante rispetto a quella delle città, un trend di mercato che come abbiamo detto altre volte accomuna tutti i paesi europei.

Settembre si è rivelato un mese strepitoso (superiore a settembre 2019), che ha confermato l’ottimo trend di agosto.

Nei grafici a seguire abbiamo illustrato l’evoluzione dei risultati di mare e montagna da giugno a settembre, e il risultato complessivo dell’intera stagione in rapporto al 2019 (il campione riguarda sempre strutture che utilizzano i nostri servizi di revenue management e il nostro software Revolution Plus).

Abbiamo deciso di fare il confronto a partire da giugno, perché causa lockdown le strutture stagionali hanno aperto tutte a giugno.

Ma la grande maggioranza di queste avrebbe aperto in ogni caso a giugno, anche se non ci fosse stata la pandemia e il lockdown.

Quindi si tratta di un confronto temporale attendibile per gran parte delle strutture stagionali.

Quello che emerge da questi grafici è che dopo un giugno molto debole (a parte i weekend), a causa di vari fattori (fresca uscita dal lockdown e relative conseguenze psicologiche, clima di sostanziale incertezza, meteo sfavorevole, ferie posticipate ecc.), da luglio in poi è stato un crescendo costante con agosto e settembre che hanno registrato notevoli incrementi di occupazione, prezzo medio di vendita – e revpar rispetto al 2019 – compensando quindi i decrementi dei mesi precedenti e contribuendo a un risultato stagionale finale fondamentalmente in pareggio con quello del 2019.

Obiettivo che poteva sembrare utopistico a marzo, aprile e maggio.

Sicuramente diversi fattori hanno inciso positivamente come la voglia di viaggiare dopo tanti mesi di reclusione, la necessità (dovuta alle restrizioni ai viaggi internazionali) e la preferenza psicologica per molti italiani di rimanere in Italia a fare le vacanze (e questa fortissima domanda domestica ha chiaramente compensato la mancanza di turisti stranieri), la preferenza verso destinazioni tendenzialmente all’aria aperta e con tassi di contagio inferiore rispetto alla grandi città, un meteo che invitava a dirigersi in modo fisiologico verso mare e montagna, il bonus vacanze ecc.

Sta di fatto che la stagione ha avuto il classico andamento compensativo e ciò che è stato perso in termini di ricavi a giugno e in piccola parte a luglio, è stato recuperato ad agosto e settembre.

La verità è che alcune strutture stagionali, per una serie di ragioni geografiche e organizzative favorevoli, potendo estendere l’apertura fino a fine ottobre, con un meteo favorevole, con questo trend prenotativo positivo e l’aumento costante di turisti europei, riusciranno a lavorare bene anche ad ottobre e a chiudere la stagione con un incremento di fatturato sul 2019.

In conclusione, facendo un bilancio di questi primi mesi post-lockdown, emerge un quadro sicuramente con vaste differenze tra destinazioni stagionali (mare, montagna, lago ecc.) e città.

Ma nel complesso riteniamo che sia un quadro positivo e che dimostra ancora una volta la resilienza del turismo a fattori avversi e crisi planetarie.

E dimostra come anche in tempi di crisi, soprattutto in tempi di crisi, il revenue management sia sempre di vitale importanza per raggiungere il miglior risultato possibile.

Quello che va fatto ora è pensare in maniera sensata al prossimo anno e per ponderare ogni aspetto: per questo  il Franco Grasso Revenue Team ti offre la possibilità di un check up tariffario e commerciale gratuito per mettere “al sicuro” il 2021.

 

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