Tassa di soggiorno e cash back

Tempo fa scrissi che il nostro comparto alberghiero aveva bisogno di generare un viatico pro clientela – nazionale e internazionale – e che l’idea della tassa di soggiorno forse doveva essere sostituita dall’idea, ben più commerciale e propulsiva, del “premio di soggiorno”, ovvero una piccola cifra che l’albergatore avrebbe restituito al cliente per futuri soggiorni per lui o chi volesse lui.

Insomma, un cash back al portatore.

Questo avrebbe portato ad effettuare un’operazione commerciale pro albergo e la ridondanza di questa iniziativa – qualora fosse stata nazionale – avrebbe creato un’ eco dai risvolti fantastici per il nostro paese, i cui contorni a stento possiamo immaginare.

Non eravamo pronti a tutto ciò (e sinceramente credo che non lo siamo anche ora) e invece del premio di soggiorno siamo andati nella direzione dell’ovvio, del facile e di quello che fanno tutti e cioè la tassa di soggiorno, cercando di convincerci che il gettito creato sarebbe stato importante per investire e migliorare l’offerta turistica.
Così non è stato.

Oggi in piena era COVID con tante problematiche economiche e l’incertezza che attanaglia gli albergatori, propongo l’idea di utilizzare la tassa di soggiorno (che tanto ormai c’è) come un cash back sempre al portatore.

La tassa di soggiorno diventa per il cliente una partita di giro, poiché la paga all’albergatore ma poi viene restituita come buono da utilizzare al portatore come sconto su futuri pernottamenti, oppure come consumazione in altri servizi dell’albergo stesso.

La/le strutture o i territori che decideranno di metterla in pratica ì, la divulgheranno attraverso i loro canali di comunicazione per sfruttare tutta la forza commerciale che una notizia del genere può esercitare sulla potenziale clientela (le piccole azioni commerciali etiche amplificano i reali vantaggi).

Questo buono resterà nelle mani attente del cliente, che lo potrà girare a qualcun altro o utilizzarlo lui stesso.

Il passaparola off line che s’innescherà, sarà molto efficace (nuovi clienti che potrebbero essere fidelizzati e tanta disintermediazione), genererà attenzioni che si sostanzieranno in molti rientri dei buoni ceduti al check out e che potrebbero essere misurati dall’albergatore.

Ovviamente sul buono ci sarà il nome del cliente che originariamente ha pagato la tassa di soggiorno che ha soggiornato e pagato, così che il buono – una volta utilizzato – non potrà essere utilizzato una seconda volta o copiato (non si sa mai, di furbacchioni ce ne sono sempre molti).
Questi nuovi clienti a loro volta genereranno altri buoni e la diffusione aumenterà.

Se questa azione di buon senso e calata perfettamente nella nostra era COVID sarà applicata da una struttura ricettiva isolata sarà la struttura ad avvantaggiarsene.

Qualora poi, fosse un intero distretto turistico ad effettuarlo, va da sé che i vantaggi in termini commerciali e di comunicazione che si potrebbero ottenere possono essere veramente molti.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di avvicinare i turisti e questo può aiutare notevolmente i processi.

Fatelo e avrete molti vantaggi.

Franco Grasso

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